Le diverse racchette da tennis possono avere una densità del piatto corde (String Pattern), cioè un numero di corde, diverso. In genere un modello di racchetta presenta un certo schema di incordatura (ad esempio 16*18 o 18*20), ma negli ultimi tempi alcune case produttrici offrono per lo stesso modello la scelta tra due diversi schemi d’incordatura. In genere gli schemi di incordatura previsti per racchette sono: 18*19, 18*20, 16*19, 16*18, 16*20.

Rafael Nadal, il re del topspin, gioca con uno schema di incordatura 16*19, per esaltare le rotazioni.

Quali sono le differenze? Uno schema di incordatura più denso fa sì che all’impatto con la pallina le corde si deflettano meno, e dunque si comportino come corde più rigide, vibrando di più[1] ma riducendo il dwell time e dunque favorendo il controllo.

La maggiore deflessione delle corde influirà leggermente sulla potenza, per cui uno schema di incordatura meno denso consentirà di produrre leggermente più potenza, ma come vedremo nella pagina sulle corde, la differenza in termini di potenza a seconda del tipo di corde usate o di altre caratteristiche legate alle corde è comunque ridotta.

Per i colpi in topspin risulta più favorevole un pattern meno denso, che consentirà al piatto corde di “agganciare” la pallina con più facilità.

La conservazione delle corde è invece migliore se il pattern è più denso, perché deformandosi di meno all’impatto, esse subiranno un minore stress e dunque si usureranno meno.

Il consiglio: i giocatori “classici”, che non disdegnano le discese a rete e i colpi in backspin, e che necessitano più che altro di controllo, sceglieranno uno schema di incordatura denso, cioè 18*20. I giocatori che prediligono il topspin sceglieranno un pattern meno denso, quindi 16*19 o anche 16*18. Nel dubbio, scegliete il 16*19, che sta diventando lo standard nel gioco di questi anni.

 

Note:

[1] La vibrazione delle corde, di cui fino ad ora non ci siamo occupati e di cui ci occuperemo nella pagina sulle corde, non va confusa con la vibrazione del telaio.

(fonte: http://tuttoracchette.altervista.org)

 


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Un tempo le racchette di legno avevano un piatto corde molto esiguo, per cui era già “una scommessa” riuscire a colpire la pallina. Con il progresso tecnologico, la disponibilità di materiali leggeri ma resistenti ha reso possibile l’allargamento del piatto corde, con il risultato di migliorare la facilità di gioco. A partire dagli anni ’90 si sono diffuse le racchette oversize, i cosiddetti racchettoni dal piatto corde enorme, che per un po’ di tempo hanno anche trovato qualche estimatore tra i professionisti.

Ma qual è l’ampiezza giusta per un piatto corde, e in che misura influisce sul gioco?

Come è evidente, un piatto corde più ampio consente banalmente di colpire più facilmente la palla. Oltre all’esigenza di “prenderla”, vi è però anche l’esigenza di colpire la palla in quell’area del piatto corde che presenta la massima restituzione da parte delle corde, che comunemente viene chiamato sweet spot.

 

L’ampiezza giusta

Una racchetta dal piatto corde più ampio avrà uno sweet spot più ampio, il che è positivo.

Inoltre, più il piatto corde è ampio, più aumenta il coefficiente di restituzione, cioè più le corde si deflettono all’impatto con la pallina. Questo comporta un effetto positivo, e cioè che sarà più lungo il dwell time, effetto che contribuisce alla prevenzione degli infortuni, e uno negativo, e cioè che una deflessione delle corde eccessiva può portare ad un minor controllo del colpo quando non si colpisce al centro. Quando invece si colpisce al centro, una maggiore deflessione delle corde è positiva perché comporta una maggiore potenza,[1] senza che l’angolo di restituzione della palla sia modificato.

Una ragione per cui un dwell time più lungo riduce il controllo, come abbiamo visto, si trova nel fatto che nei colpi decentrati aumenta la modificazione dell’angolo di impatto voluto dal giocatore: più tardi la palla lascia le corde, più sarà variato l’angolo della racchetta a causa a della torsione (movimento a giro di vite).

Inoltre accade che nei colpi decentrati la risposta delle corde non sarà omogenea, perché le corde più vicine al telaio essendo più corte si deformeranno meno, per cui la palla tenderà a rotolare verso il centro del piatto corde. Questo effetto è opposto al precedente (torsione), e in genere è minore di esso, ma nelle racchette dal piatto corde ampio può essere così evidente da ridurre il controllo, generando un’uscita della palla poco prevedibile.

Un altro effetto negativo che si verifica con le racchette dal piatto corde grande è legato alla perdita di tensione nelle corde, che si verifica con il passare del tempo. Le racchette dal piatto corde più grande richiedono una maggiore tensione delle corde (e infatti le case produttrici consigliano una tensione maggiore per le racchette oversize): purtroppo però le corde più lunghe e tirate a tensioni maggiori tendono a perdere la tensione più rapidamente, con il risultato che il rotolamento della palla sulle corde nei colpi decentrati, con il passare delle ore di gioco risulterà ulteriormente accentuato.[2]

Quando invece la palla viene colpita fuori dal centro in una racchetta dal piatto corde piccolo, la risposta delle corde non presenterà particolari anomalie, anche se sarà così poco pronunciata da rendere il colpo poco potente (per cui si parla di “sweet spot piccolo” per questo tipo di racchette).

Un’altra ragione per cui un dwell time lungo riduce il controllo può essere che se le corde si deflettono molto, l’altro oggetto elastico che si deforma all’impatto, cioè la pallina, si deformerà meno, per cui verrà “schiacciata” poco sul piatto corde e avrà poca presa sulle corde, risultando meno controllabile nel caso si voglia imprimerle una rotazione.

È possibile compensare in parte questi effetti che risultano amplificati da un piatto corde grande, aumentando la tensione e il calibro delle corde, ma rimane il fatto che di per sé questi effetti se pur aumentano leggermente la potenza, riducono il controllo, e dunque non sono ricercati dai giocatori avanzati.[3]

Al di là del controllo, un piatto corde ampio ha comunque il merito di aumentare la stabilità torsionale, cioè è in grado di ridurre la torsione laterale (tipo “giro di vite) che si produce nei colpi decentrati rispetto all’asse longitudinale; è anche vero che se il piatto corde è molto ampio, è probabile che aumenti il numero di palle colpite fuori dal centro e ad una distanza maggiore da esso, per cui il risultato finale potrebbe essere negativo anche rispetto allo shock torsionale.

D’altro canto, un piatto corde molto ampio rende più difficile manovrare la racchetta, che diventerà meno aerodinamica, riducendo la possibilità di velocizzare la testa della racchetta, utile se si vuole produrre delle rotazioni, ma anche per produrre potenza, soprattutto nel servizio. In genere i “racchettoni” hanno il profilo spesso, sono rigide e sbilanciate verso la testa, caratteristiche che abbiamo visto essere negative.

Per dare alla palla un po’ di rotazione in topspin sarà comunque utile un piatto corde non troppo piccolo, perché quando si colpisce la pallina con un angolo di incidenza più piccolo e/o si vuole far rotolare un po’ la pallina sulle corde, è più facile rischiare di uscire dalla sweet area.

Un piatto corde un po’ più ampio sarà invece utile in risposta e nei colpi in recupero. Anche i giocatori che amano colpire la palla in anticipo, quando sta ancora salendo, possono trovare utile un piatto corde abbastanza ampio, perché avendo meno tempo a disposizione potrebbero non riuscire sempre a centrare il piatto corde.

Occorre dunque trovare, come spesso accade quando si parla di racchette, il giusto compromesso. Una racchetta dal piatto corde piccolo sarà precisa e accurata per chi tende a colpire la palla al centro ed ha una buona potenza di braccio (Sampras giocava con una racchetta dal piatto corde piccolo, di 85 pollici quadrati, e Federer ha usato per la gran parte della carriera un piatto corde da 90), gli altri giocatori utilizzeranno una racchetta dal piatto corde intermedio (la maggior parte dei giocatori usa racchette da 95-100 pollici quadrati), mentre l’oversize non è mai consigliabile: meglio abituarsi a giocare con una buona racchetta, che sperare che il racchettone aiuti a buttare dall’altra parte qualche palla in più…

 

Normalmente l’ampiezza del piatto corde viene definita in pollici quadrati (simbolo in2), mentre alcune case come la Head utilizzano invece i centimetri quadrati.

Al giorno d’oggi la maggior parte dei telai ha un piatto corde che va dai 95 ai 100 pollici quadrati (detti midplus); alcuni giocatori molto forti, che non usano molto le rotazioni ed esigono molta precisione utilizzano racchette intorno ai 90 in2 (detti mid), più difficili ma più precisi, mentre al di sopra dei 100 e fino ai 105 in2 vengono utilizzate da giocatrici anche avanzate ma in genere dalla non grande potenza di braccio. Al di sopra dei 105 pollici quadrati si può parlare a tutti gli effetti di oversize (anche se tecnicamente lo sono già al di sopra dei 100 in2).

Il consiglio: acquistate una racchetta dal piatto corde che va dai 95 ai 100 pollici quadrati; se avete forza nel braccio ed esigenze di precisione scendete anche al di sotto dei 95 in2; non superate in ogni caso i 102 in2.


 

Tabella di conversione

Normalmente l’ampiezza del piatto corde viene definita in pollici quadrati (simbolo in2); alcune Case come la Head utilizzano invece i centimetri quadrati.

Conversione pollici quadrati/centimetri quadrati

1 cm2 = 6,4516 in2

1 in2 = 0,155 cm2

 

Pollici quadrati
(in2)
Centimetri quadrati
(cm2)
  Pollici quadrati
(in2)
Centimetri quadrati
(cm2)
  Pollici quadrati
(in2)
Centimetri quadrati
(cm2)
85 548   101 652   117 755
86 555   102 658   118 761
87 561   103 665   119 768
88 568   104 671   120 774
89 574   105 677   121 781
90 581   106 684   122 787
91 587   107 690   123 794
92 594   108 697   124 800
93 600   109 703   125 809
94 606   110 710      
95 613   111 716      
96 619   112 723      
97 626   113 729      
98 632   114 735      
99 639   115 742      
100 645   116 748      

Note:

[1] Come vedremo in seguito, le grandezze che influiscono sull’ampiezza della deflessione delle corde (ampiezza del piatto corde, oltre che tipo, larghezza e tensione delle corde stesse) hanno un’influenza sulla velocità che si può imprimere alla palla tutto sommato limitata, nell’ordine di pochi chilometri orari.

[2] Quei pochi giocatori professionisti che in passato hanno usato racchette oversize non avevano di questi problemi perché potevano cambiare le corde ogni volta che lo desideravano, ma l’amatore che chiaramente non ha questa possibilità è bene che tenga conto di questi effetti.

[3] L’idea che un dwell time più lungo aumenti il controllo non solo contrasta con l’idea che una maggiore tensione delle corde (che comporta un dwell time più breve) aumenti a suo modo il controllo, ma non risulta dimostrata in qualche modo. Infatti per quanto si prolunghi il dwell time, questo non sarà comunque abbastanza lungo da consentire al giocatore di compensare in qualche modo il colpo modificandolo in base alle sensazioni ricevute durante l’impatto. L’impatto dura pochi millisecondi, e al massimo può variare di pochi millisecondi in più o in meno, decisamente troppo pochi per avere la possibilità di accorgersi di eventuali errori e di modificare il movimento.

(fonte: http://tuttoracchette.altervista.org)


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Come abbiamo visto nella pagina su "Il profilo della racchetta", lo spessore del telaio influisce sulla sua rigidità. Naturalmente però, conta anche il materiale con cui è costruito. Le racchette in legno erano molto flessibili a causa della bassa rigidità del legno, mentre la tecnologia moderna ha reso possibile la costruzione di telai leggeri e rigidi.

Quando la racchetta (o meglio il piatto corde) colpisce la palla, se il telaio non è completamente rigido, si flette leggermente, per poi tornare nella posizione originaria quando ormai la palla è andata via.[1]

La rigidità del telaio è in grado di influire, insieme ad altri fattori come l’ampiezza del piatto corde, lo schema di incordatura e il tipo e la tensione delle corde, sul dwell time, vale a dire la durata dell’impatto tra le corde e la palla. Un telaio rigido contribuisce a ridurre il dwell time, il che migliora il controllo nei colpi decentrati, perché consente di limitare le variazioni nell’angolo dovute alla torsione della racchetta che si produce in questo tipo di colpi.

Un dwell time breve però aumenterà lo shock, perché le forze che si generano all’impatto saranno concentrate in un lasso di tempo più breve. Un telaio flessibile, aumentando il dwell time, sarà dunque buono per prevenire gli infortuni. La flessione del telaio è responsabile delle cosiddette “vibrazioni buone”: quanto più il telaio è flessibile, tanto più si flette, assorbendo i contraccolpi che si generano all’impatto, soprattutto quelli che si generano quando la palla viene colpita fuori dal centro del piatto corde. Viceversa, un telaio rigido si fletterà poco, riducendo le vibrazioni ma al contempo aumentando il contraccolpo che genera lo shock, e dunque apportando sul braccio le cosiddette “vibrazioni cattive”.

Come stiamo cominciando a capire, e come vedremo meglio in seguito, la distinzione tra vibrazioni buone e cattive non è corretta, perché le vibrazioni non producono conseguenze negative per il fisico del giocatore, e dunque non possono essere considerate “cattive”, mentre le cosiddette “vibrazioni cattive” corrispondono allo shock; per questo motivo da ora in poi parleremo di vibrazioni riferendoci alle vibrazioni del telaio, e di contraccolpo e shock riferendoci appunto a questi effetti che si generano all’impatto, e che semmai le vibrazioni vere e proprie, che per questo sono sempre buone rispetto al rischio di infortunarsi, sono in grado in parte di smorzare.

Le vibrazioni sono maggiori quando la palla viene colpita lontano dal centro del piatto corde, mentre quando la palla viene “centrata”, le differenze tra racchette di diversa rigidità in termini di vibrazioni sono minime.

È opinione comune che, seppure possono presentare delle controindicazioni, le racchette rigide siano in grado di esprimere una maggiore potenza. In realtà di per sé la rigidità del telaio non influisce di molto sulla capacità di generare potenza, tanto è vero che ci sono racchette rigide e poco potenti.

Teoricamente un telaio più rigido vibrerà meno e dunque disperderà meno energia all’impatto. Va detto che però la causa principale della perdita di energia all’impatto è il fatto che la racchetta non è tenuta saldamente nella mano, per cui all’impatto essa rallenta bruscamente il suo corso, e oltre a ciò può vibrare e ruotare. Non è possibile ridurre questo contraccolpo stringendo più forte la racchetta, perché la forza all’impatto è comunque troppo forte rispetto a quella della mano e del braccio, anche se si dispone di un braccio supermuscoloso. D’altro canto, se si stringe troppo la mano che impugna la racchetta, i muscoli si contraggono al punto da rendere meno fluido il movimento e dunque meno veloce la racchetta, riducendo la potenza. Pretendere di ridurre questa perdita di energia usando una racchetta rigida che riduce le vibrazioni, è dunque ottimistico. In ogni caso, visto che quando si colpisce la palla al centro del piatto corde le vibrazioni sono minime, il guadagno in termini di potenza dato dal telaio rigido si avrebbe più che altro nei colpi decentrati, e in particolare nel servizio, dove si tende a colpire la palla verso la punta per colpirla più dall’alto e ampliare il margine di errore. Anche qui il guadagno se c’è è comunque limitato, perché la potenza del servizio dipende principalmente dalla velocità che si riesce ad imprimere alla palla. Sono ormai divenuti famosi gli esperimenti che hanno dimostrato che con le vecchie racchette di legno, molto più flessibili delle più flessibili attualmente presenti in commercio, si può servire più o meno alla stessa velocità di quelle moderne.[2]

In ogni caso, puntare su una racchetta che può causare più facilmente dei problemi fisici perché forse con essa si può aumentare leggermente la velocità nel servizio, non ci sembra molto sensato.

È comunque vero che la rigidità del telaio influisce (invero insieme ad altre grandezze) sulla collocazione dell’area di massima potenza (cioè l’area avente il coefficiente di restituzione più alto), che in una racchetta rigida si trova più vicino al centro del piatto corde per quanto riguarda i colpi da fondo, e più vicino alla punta nel servizio, cioè proprio dove si tende a colpire nella maggior parte dei casi, e questo potrebbe aiutare.

Ma la ragione principale per cui le racchette rigide sono “potenti” è che in genere esse hanno anche altre caratteristiche che aiutano a “tirare forte”, come il piatto corde ampio (che aumenta la deflessione delle corde, e soprattutto allarga l’area in cui tale deflessione è buona), il peso contenuto (cosa che rende facile muovere la racchetta ad una discreta velocità, anche per chi non ha molta forza nelle braccia) e il bilanciamento verso la testa (cosa che insieme all’aumento della superficie del piatto corde, sposta l’area di massima potenza verso l’alto)[3].

Tutti questi elementi insieme possono contribuire a rendere più “potente” la racchetta. Ma a velocità elevate questa facilità di gioco si paga in termini di una minore stabilità all’impatto, e dunque meno controllo e anche più shock che le articolazioni.

Va anche ricordato che una racchetta troppo rigida non favorisce il gioco in topspin, perché per imprimere alla palla una buona rotazione è necessario consentire ad essa di rotolare sul piatto corde, cosa che viene ostacolata da un telaio rigido, e ancora più da un telaio spesso.

Una buona racchetta sarà dunque flessibile, o quantomeno non troppo rigida, contrariamente a quanto viene detto o fatto intendere da alcune pubblicità relative ai telai più rigidi.

 

Calcolare la rigidità

La rigidità del telaio è calcolata dal Babolat RDC, applicando una forza di 25 chilogrammi intorno alla gola della racchetta. La scala di rigidità è la seguente:

meno di 55: molto flessibile

da 55 a 60: mediamente flessibile

da 60 a 65: mediamente rigida

da 65 a 70: rigida

più di 70: molto rigida

Al giorno d’oggi è difficile trovare in commercio racchette molto flessibili, mentre la maggior parte delle racchette disponibili è mediamente rigida.

Il consiglio: acquistate una racchetta di rigidità bassa o medio-bassa, che comunque non superi i 64 punti. Se avete problemi al gomito acquistate una racchetta flessibile (meno di 60 punti).

 

Note:

[1] Per questo motivo, non sono credibili le dichiarazioni di alcuni costruttori che sostengono che le racchette da loro prodotte avrebbero una potenza aggiuntiva data da una sorta di “effetto fionda” del telaio, che dopo essersi flesso, si rilascerebbe velocemente scaricando l’energia sulla palla. In ogni caso se questo tipo di effetto si verifica, esso è legato alla rigidità del telaio, che rende più rapide le vibrazioni e forse in certi casi può consentire all’onda di vibrazione di tornare sulle corde prima che la palla sia andata via, per cui non è credibile che un telaio possa essere poco rigido e produrre nello stesso tempo questo effetto.

[2] Le differenze tra le velocità prodotte al servizio usando racchette diverse (differenze che comunque non sono dovute solo alla rigidità, ma anche alla lunghezza del telaio o al centro di massa) sono di pochi chilometri all’ora.

[3] Cioè verso il centro del piatto corde nei colpi da fondocampo già a velocità intermedie, e verso la punta nel servizio.

(fonte: http://tuttoracchette.altervista.org)


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Se osserviamo una racchetta dal lato più breve, possiamo apprezzarne il profilo o spessore (Beam Width), un’altra grandezza da tenere in considerazione nella valutazione dell’attrezzo.

Nella maggior parte delle racchette il profilo varia da 17 a 32 millimetri. Tra due racchette costruite con lo stesso materiale, quella con il profilo più ampio avrà il telaio più rigido, e posto che abbiano la stessa forma, sarà meno aerodinamica.

Parleremo degli effetti della rigidità del telaio nella pagina seguente. Per ora ci limiteremo a notare come le migliori racchette abbiano il telaio sottile perché esso risulterà più sensibile al tocco.

Grandi campioni come Sampras e Federer giocano o hanno giocato con telai di soli 17-18 millimetri di spessore. Giocatori da fondocampo che hanno bisogno di un po’ più di spinta utilizzano racchette un po’ più rigide e spesse, ma non troppo, pena la perdita di sensibilità e di aerodinamicità nel telaio.

 

Alcune racchette moderne vengono fabbricate con un profilo variabile: in pratica il telaio si allarga gradualmente in certe zone e si restringe in altre. Questo viene fatto per rendere la racchetta più rigida in certe zone e più flessibile in altre.

In genere le racchette dal profilo variabile si allargano in testa o al centro del piatto corde, e si restringono nel manico e nel cuore. Questo per consentire una certa deflessione del telaio, mantenendo però più rigido il piatto corde. In questo modo si cerca di ottenere il miglior compromesso tra potenza e controllo.

In particolare, la racchetta dal profilo variabile che si allarga in testa consente di aumentare la rigidità torsionale, cioè di ridurre la torsione del piatto corde che si verifica quando la palla non viene colpita al centro, ma viene colpita più in alto o in basso rispetto all’asse longitudinale.

Occorre fare attenzione al fatto che a volte le case producono modelli di racchette simili nel nome e nel colore, ma che sono sostanzialmente racchette diverse, dal diverso spessore del profilo. Le versioni più pesanti e dal profilo più sottile possono avere nel nome il termine Pro o Tour, mentre la versione più leggera può avere il termine Team.

Il consiglio: Scegliete una racchetta intorno ai 18-21 mm di spessore, e comunque non superate i 24 mm. Evitate i racchettoni dal profilo troppo spesso.

(fonte: http://tuttoracchette.altervista.org)


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