Ma allora perché scegliere una racchetta longbody? Perché essa può comportare alcuni vantaggi.

La capacità di generare potenza è evidente soprattutto nel servizio, perché consente di colpire la palla leggermente più in alto, il che risulta utile per scavalcare più facilmente la rete, e dunque rende possibile “sbracciare” con più sicurezza. Dunque, non soltanto più potenza, ma anche un più alto margine d’errore nel fondamentale del servizio.

Inoltre, un telaio più lungo più risultare utile nei colpi in recupero, quando si tratta di allungarsi e arrivare a prendere palle quasi impossibili.

Un altro vantaggio può esserci per i giocatori bimani: dal momento che il rovescio a due mani comporta una minore leva (perché l’asse di rotazione è tra le due mani che impugnano il manico), avere una leva di lunghezza maggiore può essere utile per spingere con più facilità e dunque trovare più profondità nel colpo.

Non risultano invece particolari vantaggi nel dritto, che anzi sembra essere un po’ penalizzato.

In sintesi, fermo restando il fatto che non tutti riescono ad adattarsi ad un attrezzo più lungo, provare un telaio longbody può essere interessante per chi gioca il rovescio o entrambi i colpi a due mani, e per chi ha un servizio potente e può essere propenso a cercare una racchetta che consenta di trarre un ulteriore vantaggio da questo colpo, o magari per chi non è molto alto e vuole provare a guadagnare qualcosa riguardo all’altezza da cui si colpisce la palla.

Tra i professionisti, alcuni giocatori come Moya o Roddick ricorrevano a questo tipo di attrezzo, a volte addirittura di uno o due centimetri più lungo dei 70 centimetri dei normali longbody. Ma va detto che loro hanno la possibilità di provare tutti i telai che vogliono, di farseli costruire in base alle proprie esigenze, ed hanno tutto il tempo per allenarsi e adattarsi al nuovo attrezzo.

Il consiglio: Acquistate una racchetta di lunghezza standard (68,58 cm, massimo 69). Se giocate il rovescio a due mani (o addirittura entrambi i colpi a due mani) e/o volete più potenza nel servizio e avete la possibilità di provare una racchetta longbody, provatela per un po’ prima di acquistarla.

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Per esigenze di chiarezza, nella pagina Inerzia della racchetta abbiamo trascurato il fattore lunghezza, e dunque abbiamo sostenuto che l’inerzia è data dalla distribuzione del peso nel telaio. Per capire le forze in gioco, è bene prendere in considerazione una variabile alla volta, lasciando invariate le altre. Ora dunque possiamo introdurre il fattore-lunghezza, e vedere quale influenza ha sull’inerzia e sulle altre grandezze in gioco.

Come abbiamo visto nella pagina sul Bilanciamento della racchetta, la maggior parte delle racchette viene fabbricata della lunghezza (length) standard di 68,58 centimetri, o 27 pollici (inches). Esistono poi le racchette cosiddette longbody, che misurano 70 centimetri, o 27,5 pollici di lunghezza. Il regolamento del tennis consente l’uso di racchette fino a 29 pollici (73,66 cm), mentre non fissa un limite minimo.

Negli ultimi tempi però si trovano sul mercato anche telai di una lunghezza leggermente superiore a quella standard (ad esempio, 69 centimetri).

Quali sono le differenze tra due telai di lunghezza diversa? Quali effetti produce la lunghezza della racchetta sul gioco? Innanzi tutto, un telaio più lungo comporta una leva più lunga, e dunque una maggiore attitudine alla spinta. A parità di peso e di bilanciamento, una racchetta più lunga avrà infatti una maggiore inerzia rispetto ad una standard. In realtà una racchetta più lunga avrà una maggiore capacità di produrre potenza anche se avrà la stessa inerzia di una più corta, perché anche a parità di velocità angolare, quella più lunga raggiungerà una maggiore velocità lineare nella testa.

Come ormai sappiamo, nella racchetta da tennis le diverse componenti vanno spesso in direzioni opposte, per cui per definire l’attrezzo giusto sarà necessario trovare i giusti compromessi. Se da un lato la maggiore lunghezza comporta una maggiore attitudine alla spinta, dall’altro lato essa comporterà una minore maneggevolezza. Questo è vero soprattutto per quei giocatori che, da sempre abituati ad utilizzare racchette di lunghezza standard, potrebbero avere dei problemi ad adattarsi ad una di lunghezza maggiorata. Naturalmente, pochi millimetri non hanno praticamente effetto, per cui non è facile avvertire la differenza ad esempio tra una racchetta lunga 68,58 centimetri e una lunga 69,2. Ma la differenza rispetto alla longbody da 70 centimetri si avverte eccome. Non a caso si è creato lo standard di lunghezza di 27 pollici, che è stato visto dalla maggior parte dei giocatori come il miglior compromesso tra attitudine alla spinta e maneggevolezza.

 

 

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Il Precision Tuning Centre di PrinceL’inerzia nelle racchette viene calcolata in chilogrammi per centimetro quadrato (kg/cm2), anche se normalmente viene presentata come cifra senza specificazioni.

L’inerzia delle racchette viene misurata da macchine (come l’RDC o Racket Diagnostic Center, della Babolat) in grado di misurare l’inerzia di una racchetta, facendola oscillare e misurando il periodo di oscillazione della racchetta come se fosse un pendolo. La racchetta viene fatta oscillare intorno a 10 centimetri dall’inizio del manico, riproducendo una situazione che si verifica nei colpi a due mani, nei quali l’asse di rotazione si trova tra le mani stesse. Nella realtà, si osserva come nel servizio la racchetta venga spesso impugnata più in fondo per aumentare la leva, e dunque l’asse di rotazione si trova a circa 5 centimetri dall’inizio del manico, mentre nei colpi a una mano si trova a circa 7 centimetri. In realtà il motivo per cui si calcola l’inerzia in questo modo, è che per farla ruotare come un pendolo è necessario legarla in qualche modo al macchinario.

Occorre ricordare che in genere i produttori comunicano l’inerzia del telaio non incordato (dato che spesso si può leggere nel telaio stesso), mentre i tester delle riviste cartacee e online misurano l’inerzia posseduta dalla racchetta incordata, che è superiore al primo dato di circa 25-30 kg/cm2, con delle piccole variazioni che dipendono, come accade per il bilanciamento, dal tipo di corde che si montano (che possono essere più o meno spesse, di diverso materiale, e dunque più o meno pesanti) e dall’ampiezza del piatto corde (che può comportare l’uso di una maggiore o minore quantità di corde). Anche l’eventuale uso del gommino antivibrazioni e dell’overgrip, influendo sul peso finale, possono modificare leggermente l’inerzia della racchetta.

 

Effetti dell’inerzia

Come accadeva per il peso, all’interno del normale range di inerzia posseduta dalle racchette agonistiche attualmente in commercio, non ci sono grosse differenze nella capacità di produrre colpi potenti. Infatti, come per il peso, anche per l’inerzia va detto che al di sopra di un certo valore, essa influisce più sul controllo che sulla potenza: entro certi limiti è possibile ottenere lo stesso risultato in termini di velocità di palla, accelerando maggiormente una racchetta con meno inerzia (che del resto oppone meno resistenza), o velocizzando meno una racchetta con più inerzia (che opponendo una maggiore resistenza sarà più difficile da accelerare).

Un’inerzia elevata aumenta la stabilità torsionale, cioè riduce lo shock dato dal movimento a giro di vite che si verifica quando la palla viene colpita al di fuori dell’asse longitudinale.

Poiché però un bilanciamento elevato aumenta in generale lo shock, dato dal contraccolpo che si scarica sul braccio, occorre fare attenzione a che il dato di inerzia non sia dovuto tanto al bilanciamento spostato verso la testa, ma soprattutto al peso totale della racchetta.

In genere, i giocatori professionisti giocano con racchette dall’elevato valore di inerzia (in genere superiore a 350, ma a volte persino ai 370 kg/cm2).

Il consiglio: scegliete una racchetta che abbia una buona inerzia, almeno di 315 kg/cm(290 non incordata). Scegliete una racchetta dotata di un’inerzia elevata, purché il peso sia compatibile con le vostre possibilità, e il bilanciamento non sia spostato verso la testa (v. le pagine corrispondenti).

(fonte: http://tuttoracchette.altervista.org)


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Inerzia della racchettaL’inerzia è la capacità di un corpo di opporsi alle variazioni del suo stato di moto o di quiete; essa ci dice quanto il corpo è in grado di mantenere il suo movimento iniziale o quanto sia difficile da parte di un altro corpo modificare lo stesso stato di moto. L’inerzia di un corpo è legata alla massa. La massa indica la quantità di materia che un corpo possiede; poiché tutti gli eventi di cui ci occupiamo avvengono nel sistema di riferimento rappresentato dalla Terra, la massa può essere considerata equivalente al peso.

Se immaginiamo due corpi che si scontrano frontalmente, come due palline da tennis, o meglio una palla più grande come un pallone da calcio che si scontra con un pallina da tennis, per conoscere il risultato dello scontro dobbiamo considerare il peso e la velocità di entrambi.

Secondo la meccanica, l’energia cinetica è uguale alla metà della massa per la velocità al quadrato. Se si vuole colpire la pallina con una grande energia, occorrerà dunque colpirla con un corpo che abbia una massa e una velocità elevate. E qui si torna alla regola di Jack Kramer, che vuole che si scelga la racchetta più pesante che si riesca a manovrare con facilità (perché altrimenti la massa sarebbe sì elevata, ma non avremmo abbastanza forza per velocizzarla).

Dal momento però che la racchetta non è un corpo sferico come un pallone da calcio, o comunque un corpo che si muova con moto lineare, per conoscere la sua capacità di trasferire energia sulla pallina non dobbiamo considerare l’inerzia lineare, né per conoscere l’energia sprigionata in un colpo dobbiamo riferirci alla velocità lineare, perché siamo di fronte ad un corpo che ruota intorno ad un asse e dunque ha un moto angolare, per cui non sarà indifferente la distribuzione della sua massa.

Infatti, la racchetta ruota intorno alla mano che la impugna, così che le parti più lontane dall’asse di rotazione si muoveranno ad una velocità lineare maggiore (la velocità angolare è la stessa per tutta la racchetta).

Quindi, per essere precisi, quando ci si riferisce alle racchette da tennis, più che di inerzia si dovrebbe parlare di momento di inerzia, perché siamo di fronte ad un’inerzia non lineare ma rotazionale.

Il momento di inerzia della racchetta, come quello di tutti i corpi in rotazione, è dato dalla somma della massa presente in tutti i punti della sua lunghezza; le parti più distanti dall’asse di rotazione avranno però un’importanza maggiore, perché essendo più distanti da esso si muoveranno ad una velocità maggiore, mentre quella parte del manico che si trova sopra o vicino all’asse di rotazione sostanzialmente non incide sull’inerzia della racchetta. Da questo si può intuire come l’inerzia rotazionale dipende dall’asse di rotazione che si prende in considerazione. Lo stesso corpo può avere una diversa inerzia rotazionale a seconda del modo con cui lo si fa ruotare: l’esempio più tipico è quello del martello, che fatto ruotare impugnandolo per il manico è decisamente più pesante, ma anche più potente, che se preso per la testa.

Analogamente a quella lineare, l’inerzia rotazionale esprime la resistenza che la racchetta riceve al cambiamento nel suo stato di quiete o moto, per cui una racchetta con inerzia elevata avrà un’elevata capacità di imprimere energia alla pallina, ma sarà anche più difficile accelerarla e muoverla nelle diverse direzioni, quando viene tenuta per il manico. Il termine inglese esprime il concetto più chiaramente: l’inerzia, o swingweight, indica il “peso nello swing”, come il peso puro e semplice indica il peso statico, cioè la fatica che richiede la racchetta nel tenerla in posizione verticale o per il centro di massa. Considerare l’inerzia come un fattore di resistenza, ci fa capire come sia ottimistico pensare che una racchetta dotata di maggiore inerzia sia di per sé capace di generare più potenza.

Due racchette dello stesso peso possono avere un’inerzia diversa, se hanno un bilanciamento diverso. Le case costruttrici giocano su questi due elementi, peso e bilanciamento, per produrre attrezzi dalle caratteristiche diverse, anche se ci sono dei chiari limiti, di carattere generale e individuale: se l’inerzia è troppo bassa la racchetta è molto maneggevole ma diventa difficile produrre colpi di una certa potenza, mentre se l’inerzia è troppo elevata, diventa troppo stancante per il braccio.

All’inizio di questa pagina abbiamo detto che l’inerzia in una racchetta dipende dal suo peso e dal suo bilanciamento, cioè dal punto in cui si trova il centro di massa, ma poi è emerso che per essere più precisi si dovrebbe considerare l’effettiva distribuzione del peso nella racchetta, che potrebbe presentare delle variazioni dovute a restringimenti o allargamenti del profilo del telaio, all’aggiunta di materiali più pesanti in certe zone del telaio, ad eventuali strisce di piombo aggiunte per personalizzare la racchetta, ecc.

Come regola generale, tra due racchette dello stesso peso e della stessa lunghezza, quella con il bilanciamento più avanzato avrà un’inerzia maggiore.

Non bisogna comunque credere che l’inerzia sostituisca interamente il dato del peso in una racchetta. L’inerzia indica la resistenza che la racchetta oppone all’essere ruotata intorno all’asse di rotazione che si trova intorno alla mano, ma a ben guardare la dinamica del colpo, si verifica un movimento complesso che comprende diversi assi di rotazione, perché il giocatore utilizza tutte le articolazioni di cui dispone (il  piede, il ginocchio, l’anca, la spalla, il gomito, il polso); comunque, con buona approssimazione si può considerare l’asse di rotazione del movimento principale come posizionato a circa 10-20 centimetri oltre l’inizio del manico. Inoltre, il movimento di rotazione non è l’unico movimento che viene compiuto: oltre ad essere ruotata, la racchetta viene anche spinta in avanti con l’intero braccio, e dunque il dato del peso rimane comunque interessante per conoscere la maneggevolezza e la stabilità all’impatto della racchetta.

(fonte: http://tuttoracchette.altervista.org)


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