Ragazzi, se c’è una data che ogni appassionato di tennis dovrebbe segnarsi in rosso sul calendario, è proprio questa: il 23 settembre 2022.
Alla Laver Cup di Londra, davanti a un’O2 Arena col fiato sospeso, Roger Federer ha giocato l’ultimissima partita della sua carriera. E l’ha fatto nel modo più simbolico possibile: in doppio, al fianco del suo eterno rivale-amico Rafael Nadal, contro Jack Sock e Frances Tiafoe.
Il match si è deciso al tie-break, e Team World l’ha spuntata. Ma il risultato, quella sera, non contava assolutamente nulla. Contava tutto il resto: gli sguardi tra Roger e Rafa, le lacrime che scorrevano senza vergogna su entrambi i volti, l’abbraccio finale che ha fatto il giro del mondo. Un’immagine diventata subito iconica, il simbolo perfetto di una rivalità sportiva che negli anni si era trasformata in qualcosa di più profondo: rispetto vero, e amicizia vera.
Basti pensare che i due, per quasi vent’anni, sono stati protagonisti di alcune delle sfide più belle nella storia di questo sport: dalla finale di Wimbledon 2008, considerata da molti la partita più bella mai giocata, fino ai duelli infuocati agli Australian Open. Eppure, quella sera a Londra, non c’era più traccia di rivalità: solo due amici che si tenevano per mano davanti a un pubblico commosso, mentre l’intera arena cantava in coro il nome di Roger.
Federer chiudeva così una carriera da leggenda: 20 titoli del Grande Slam, 310 settimane totali (e 237 consecutive) da numero 1 al mondo, un modo di giocare che ha fatto innamorare del tennis milioni di persone (probabilmente anche qualcuno di voi qui sul forum
), e uno degli addii più commoventi mai visti in uno sport.
Non è stato solo l’addio di un campione, ma la chiusura simbolica di un’epoca intera del tennis, quella dominata dal celebre “Big Three” insieme a Nadal e Djokovic, che per quasi due decenni ha riscritto record su record e regalato al pubblico uno spettacolo irripetibile.
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